Benevento Calcio
Benevento Calcio Calcio | ||||
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Stregoni, Giallorossi, Sanniti | ||||
Segni distintivi | ||||
Uniformi di gara
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Colori sociali | giallo-rosso | |||
Simboli | strega, cinghiale stolato[1] | |||
Inno | Strega vincerai | |||
Dati societari | ||||
Città | Benevento | |||
Nazione | Italia | |||
Confederazione | UEFA | |||
Federazione | FIGC | |||
Campionato | Serie B | |||
Fondazione | 1929 | |||
Rifondazione | 1962 | |||
Rifondazione | 1978 | |||
Rifondazione | 1990 | |||
Rifondazione | 2005 | |||
Presidente | Oreste Vigorito | |||
Allenatore | Cristian Bucchi | |||
Stadio | Ciro Vigorito (16 867[2] posti) | |||
Sito web | www.beneventocalcio.club | |||
Palmarès | ||||
Stagione in corso | ||||
Si invita a seguire il modello di voce |
Il Benevento Calcio s.r.l., noto semplicemente come Benevento, è una società calcistica italiana con sede nella città di Benevento. Milita attualmente in Serie B, seconda divisione del campionato italiano di calcio.
Fondata nel 1929 e rifondata a più riprese (da ultimo nel 2005 con la corrente denominazione), fino agli anni 2010 ha militato tra la quinta e la terza divisione nazionale (categoria quest'ultima alla quale - nelle sue diverse formule e denominazioni - ha partecipato per 38 volte).
Nelle stagioni 2015-2016 e 2016-2017 ha raggiunto i suoi maggiori successi, riuscendo dapprima ad accedere alla Serie B e successivamente alla Serie A, in entrambi i casi per la prima volta nella propria storia, rappresentando un unicum nella storia del calcio italiano: mai era accaduto che una squadra da esordiente in Serie B proveniente dalla terza serie poi venisse promossa in Serie A.[3]
Indice
1 Storia
1.1 Dalle origini agli anni ottanta
1.2 Gli anni novanta
1.3 Gli anni duemila
1.4 Gli anni duemiladieci
1.4.1 La scalata verso il grande calcio (2010-2015)
1.4.2 Il doppio salto di categoria e l'immediato ritorno in Serie B (2015-2018)
2 Cronistoria
3 Colori e simboli
3.1 Colori
3.2 Simboli ufficiali
3.2.1 Stemma
4 Strutture
4.1 Stadio
4.2 Centro di allenamento
5 Società
5.1 Organigramma societario
5.2 Sponsor
5.3 Settore giovanile
6 Allenatori e presidenti
7 Calciatori
7.1 Capitani
7.2 Contributo alle Nazionali
8 Palmarès
8.1 Competizioni interregionali
8.2 Competizioni regionali
8.3 Competizioni giovanili
8.4 Altri piazzamenti
9 Statistiche e record
9.1 Partecipazione ai campionati
9.2 Partecipazione alle Coppe Nazionali
9.3 Statistiche di squadra
9.4 Statistiche individuali
10 Tifoseria
10.1 Storia
10.2 Gemellaggi e rivalità
11 Organico
11.1 Rosa
11.2 Staff tecnico
12 Note
13 Bibliografia
14 Voci correlate
15 Altri progetti
16 Collegamenti esterni
Storia |
Dalle origini agli anni ottanta |
Il calcio a Benevento nacque il 6 settembre 1929[4], data di fondazione della Società Sportiva Littorio Benevento, che giocava sul campo Santa Maria degli Angeli (poi denominato Meomartini) realizzato da don Francesco Minocchia con l'ausilio di calciatori residenti nella città di Benevento e sito nel rione Libertà della città delle Streghe.[5][6] I colori sociali erano l'azzurro. La data di nascita, fino al 2016 sconosciuta, è stata scoperta da un giornalista locale[7]. La Littorio prese parte al torneo di Terza Divisione Regionale. Nel suo primo decennio di vita vinse i campionati di Terza, Seconda e Prima Categoria, poi, nella stagione 1934-1935 prese parte per la prima volta al campionato nazionale di Serie C, disputando un eccellente torneo grazie alla guida tecnica dell'ungherese Armand Halmos.[5][6] Tre anni dopo, nella stagione 1938-1939, vinse la «Targa Capocci» (torneo cui parteciparono 22 squadre) vincendo in finale contro la Scafatese per 5-1,[5][6] poi, nell'immediato dopoguerra la rinominata Associazione Calcio Benevento fece buoni campionati di Serie C dove nella stagione 1945-1946 arrivò per primo conquistando la promozione in Serie B ma rinunciandoci per problemi finanziari.[6] Le successive stagioni, i giallorossi arrivarono tra le posizioni di alta classifica senza tuttavia ottenere la promozione fra i cadetti.[8]
Negli anni cinquanta va segnalata la folcloristica figura di Oronzo Pugliese che allenò la compagine sannita nel 1952. Dopo un anno, tuttavia, arrivò la chiusura della società storica, oberata dai debiti.[8] Fallita l'antica squadra, ebbe campo libero il secondo club cittadino, i dilettanti della San Vito[9] i quali avevano come colori sociali il rosso-nero e dopo sette anni approdarono in Serie C come Società Sportiva Benevento adottando i colori sociali rosso e giallo.[6][8] Dopo aver disputato un campionato in terza serie nel 1960-1961, classificandosi al quarto posto, fece seguito il ritorno in Serie D nel 1961-1962, dove i giallorossi rimasero per un triennio.[10]
Nel 1966 da una fusione di compagini cittadine nacque la Polisportiva Benevento.[10] Dopo otto campionati di fila in Serie D nel 1974, sotto la presidenza di Bocchino, ci fu la riconquista della Serie C,[6] dove i giallorossi conquistarono subito un quarto posto e, nella stagione 1975-1976 un secondo posto. Rimarrà questo, per oltre tre decenni, il campionato più entusiasmante e controverso: con Pietro Santin in panchina la squadra disputò un entusiasmante girone di ritorno inanellando dodici risultati utili consecutivi, frutto di undici vittorie (di cui nove consecutive) e un pareggio, conquistando la vetta della classifica alla 26ª giornata nello scontro diretto in casa contro il Lecce, scavalcandolo. La Serie B, però, svanì a causa di un calo nel finale allorquando la truppa di Pietro Santin racimolò tre pareggi di fila (prima a Caserta e poi due fra le mura amiche contro Acireale e Messina) che consentirono ai salentini di agguantare in classifica il Benenvento e poi due sconfitte fuori casa (a Bari e a Cosenza) che decretarono la fine del sogno.
Proprio in quella stagione il Benevento partecipò alla quinta edizione della Coppa Anglo-Italiana, competizione disputata tra club inglesi ed italiani nella primavera del 1976: fu eliminato nella fase a gironi.
Ritornando al campionato seguì un quarto posto nel torneo 1976-1977.[6][10]
Nella stagione 1978-1979, in concomitanza con la ristrutturazione della Serie C, nacque la Società Sportiva Calcio Benevento, mentre l'anno successivo ci fu l'inaugurazione dello stadio Santa Colomba.[10] Sotto la presidenza dell'avvocato Ernesto Mazzoni, coadiuvato di volta in volta da imprenditori locali, la SSC Benevento disputò nove campionati ininterrotti in Serie C1.[10] Da segnalare la quinta piazza raggiunta con la guida tecnica di Gastone Bean (1981-82)[10] e il sesto posto con allenatore Francesco Liguori (1983-1984) che valsero la partecipazione degli stregoni alla Coppa Italia contro squadre di Serie A e Serie B.[11] Dopo una prima retrocessione nel 1986, a cui seguì un miracoloso ripescaggio, il Benevento retrocesse in Serie C2 nel 1987 nonostante l'ottima rosa di calciatori.[12]
A due salvezze rischiosissime in quarta serie negli anni 1988 e 1989 (ambedue con Maurizio Simonato alla guida tecnica), seguì la retrocessione a tavolino nel Campionato Interregionale per mancato versamento della fideiussione (che non fu coperta per tutti i 400 milioni richiesti dalla FIGC ma solo per 320 milioni). Pertanto, per soli 80 milioni, il Benevento fu costretto ad abbandonare il calcio professionistico.[13] Ne derivò un anonimo campionato in Interregionale disputato con una squadra composta per lo più da calciatori sanniti.[14]
Gli anni novanta |
Nella stagione 1990-1991 nacque lo Sporting FC Benevento.[6][14] Il nome della nuova società fu scelto dai tifosi in seguito a un sondaggio telefonico fatto durante una trasmissione televisiva dell'epoca. Alla presidenza c'era Mario Peca, il quale non mantenne le promesse ma ebbe il merito di risvegliare la passione dei tifosi beneventani.[14] Si ebbe un'ulteriore variazione ai classici colori sociali allorquando si adottò maglie color rosso e argento, in omaggio allo stemma araldico del Comune di Benevento. Il campionato fu vinto ma ebbe un epilogo amaro nello spareggio per la promozione contro la Juve Stabia (vincitrice di un altro girone). In seguito alla sconfitta la società venne rilevata da un gruppo di imprenditori napoletani che dopo un semestre, vista la totale disaffezione e ostilità della tifoseria, cedettero la mano alla famiglia Cotroneo i quali riportarono i colori tradizionali rosso e giallo.[14] Dopo un'annata di transizione, per l'anno sportivo 1993-1994 fu allestita una squadra d'alto livello che ricalcava per gran parte quella della stagione 1990-1991 a cominciare dallo stimato Luigi Boccolini come trainer.[14] Trascinata da una formidabile coppia d'attacco composta da Nicola D'Ottavio e Silvio Paolucci, vero lusso per l'Interregionale, il Benevento ebbe ben presto vita facile sulla rivale Nocerina, finendo per stravincere il torneo.[14]
Con il ritorno nel campionato professionistico la rosa fu confermata con qualche innesto. La squadra, pur non brillando nel gioco, conquistò il terzo posto che valse la qualificazione ai play-off per la prima volta nella storia. La compagine di Boccolini fu subito estromessa dal Savoia (sconfitta fuori casa per 2-0 e pareggio interno per 3-3).[14] La stagione successiva fu particolarmente tribolata e culminò con la salvezza raggiunta nell'ultima partita: nel un testacoda contro il Frosinone, gli stregoni s'imposero per 1-0, evitando i play-out e mandando all'aria i sogni di promozione della squadra ciociara che si era presentata da capolista.[14] Seguirono due ottimi campionati di vertice.[6] Nel 1996-1997 gli stregoni, allenati da Massimo Silva, ebbero una partenza a razzo per poi cedere, con il passare delle giornate, la testa della classifica alla Battipagliese, che vinse il torneo. Classificatosi al secondo posto, il Benevento affrontò i play-off da favorita. Dopo aver eliminato il Catanzaro in semifinale (0-0 fuori casa e vittoria interna per 2-0), però, fu battuto nella finale ad Avellino dalla Turris (0-2) allenata dall'ex Esposito.[14] Resta questa la "trasferta" seguita dal maggior numero di tifosi sanniti con ben ottomila unità. In città ci furono notevoli polemiche soprattutto per un alterco tra il direttore sportivo Nicola D'Ottavio e il centravanti Sossio Aruta.[14]
Nella stagione successiva la società rinforzò ulteriormente la rosa. Prima di nuovo con Silva e poi con Pino Raffaele in panchina, in un campionato molto equilibrato al vertice, il Benevento non riuscì a trovare lo spunto per vincere direttamente il torneo dovendo ritentare la promozione mediante i play-off. Come l'anno prima, gli stregoni, dopo aver eliminato il Sora (con due vittorie per 1-0 ed entrambe con reti firmate da Francesco Passiatore), cedettero in finale: sul campo neutro di Lecce furono infatti sconfitti dal Crotone per 2-1, dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio. Fu l'ultima partita della famiglia Cotroneo che cedette la mano a Renato Pedicini ai vertici della società.[14]
La squadra, guidata da Francesco Dellisanti, dopo un avvio incerto cominciò a sciorinare un gioco spettacolare che le consentì di scalare posizioni in classifica e terminare al quarto posto, in zona play-off. Dopo aver eliminato ancora una volta il Catanzaro (vittoria per 2-1 in casa e pareggio 1-1 in Calabria), il Benevento approdò per il terzo anno consecutivo in finale.
Il 13 giugno 1999, allo stadio di Via Del Mare a Lecce, la squadra sconfisse il Messina per 2-1 in una partita che vide nella ripresa gli stregoni andare sotto di un gol, per poi subito ristabilire la parità con Salvatore Bertuccelli. A sei minuti dalla fine dei supplementari il gol di Rosario Compagno regalò il primo trionfo in un campionato professionistico al calcio sannita e il ritorno in Serie C1.[14]
Approdato in Serie C1 il Benevento vi disputerà sei campionati consecutivi dove nelle prime due stagioni, i giallorossi ottengono due salvezze proprio all'ultima giornata in casa (nel 1999-2000 vittoria con l'Arezzo per 2-1;[14] nel 2000-2001 grazie alla vittoria contro la Fidelis Andria con il punteggio di 2-1).
Gli anni duemila |
Nella stagione 2001-2002 la salvezza arriva dopo i play-out contro la Nocerina (vittoria per 1-0 a Nocera e sconfitta interna per 1-0). Dopo aver disputato nell'anno successivo un torneo anonimo da centro classifica, nella stagione 2003-2004 approdano - dopo una lunga rimonta - ai play-off. Nella semifinale promozione, dopo aver sconfitto in casa 1-0 il Crotone, al ritorno arriva una sconfitta per 3-1[15].
La stagione 2004-2005 vide i sanniti lottare per l'accesso ai play-off fino a due giornate dal termine e chiudere con un lusinghiero settimo posto. Alla luce delle gravi inadempienze fiscali emerse, però, la società del presidente Spatola viene retrocessa a tavolino in Serie C2.[13] Fu scritta così la parola fine al capitolo Sporting Football Club.[6]
Nell'estate 2005 viene costituita la società per azioni Benevento Calcio[6] capitanata da un imprenditore biellese, Older Tescari, che non viene accolto con simpatia per via di una campagna acquisti modesta e inadatta[16]. A marzo del 2006, con la squadra in caduta libera nella classifica della Serie C2 2005-2006 e fuori dalla zona play-off, al timone della società giungono i fratelli Ciro e Oreste Vigorito[17][18].Il Benevento riesce a classificarsi al quarto posto ma viene eliminato in semifinale dalla Sansovino. Per la stagione successiva la squadra è affidata al tecnico Danilo Pileggi, che viene ben presto sostituito da Gianni Simonelli. I sanniti riescono a recuperare i punti di distacco dal Sorrento e a sfiorare la promozione.
Ai play-off, dopo aver superato il Monopoli, il Benevento vede sfumare tra le mura amiche il ritorno in Serie C1 a opera del Potenza (sconfitta per 1-0 e pareggio casalingo per 1-1).
Nela stagione 2007-2008 la compagine di Simonelli ha vita facile e vince il campionato con quattro turni di anticipo regalando alla città il ritorno in serie C1.[6] In questa stagione il Benevento, per la prima volta nella sua storia, approda anche in finale della Coppa Italia di Serie C ma viene battuto per 5-0 dal Bassano Virtus nella gara d'andata (inutile l'1-1 del ritorno). Nelle stagioni a seguire la società tramite dispendiose campagne acquisti senza precedenti appronta delle squadre di alto livello e punta senza mezzi termini al raggiungimento della serie B. I fratelli Vigorito dimostrano ben presto una managerialità d'alto livello, investendo molto, oltre che sul parco giocatori di prima squadra, anche nel settore giovanile e nelle strutture.
Nella stagione 2008-2009 gli stregoni contendono la vittoria al Gallipoli fino all'ultima giornata, ma la compagine salentina la spunta per un solo punto. Ai play-off l'eliminazione in semifinale del Foggia (0-0 e 2-2) sembra spalancare le porte alla serie cadetta soprattutto in virtù del pareggio conseguito nella finale di andata contro il Crotone per 1-1. Nella finale di ritorno, il Benevento viene sconfitto per 1-0 sul proprio terreno dai calabresi[19].
La stagione 2009-2010 vede il Novara troncare ben presto le gambe alle concorrenti e il Benevento esprimersi con rendimento altalenante anche in seguito al viavai di allenatori: Leonardo Acori viene prima esonerato e sostituito da Andrea Camplone per poi essere richiamato a quattro giornate dal termine. Nell'ultimo mese consegue dieci punti che valgono il sorpasso sul Lumezzane e la qualificazione ai play-off. La lotteria di fine torneo non arride per l'ennesima volta ai giallorossi che vengono eliminati dal Varese (2-2 in casa e sconfitta per 2-1 in Lombardia).
Gli anni duemiladieci |
La scalata verso il grande calcio (2010-2015) |
La stagione 2010-2011 comincia con una inattesa novità: ad essere chiamato a dirigere la squadra è Agatino Cuttone.[6] Dopo aver racimolato solo 4 punti in altrettante gare, la squadra mette insieme una striscia vincente frutto di sette vittorie e tre pareggi che valgono la conquista del secondo posto. Le ultime tre gare del girone d'andata, però, decretano definitivamente i limiti del gioco di Cuttone che viene esonerato quando la compagine giallorossa era staccata di sette lunghezze dalla primatista Nocerina. Anche il nuovo allenatore, Giuseppe Galderisi, non riesce a dare una marcia in più e il campionato termina con il Benevento al secondo posto, staccato di undici lunghezze dalla vetta. Come in passato la squadra sannita viene estromessa dai play-off: la Juve Stabia ha la meglio vincendo per 1-0 l'andata e pareggiando per 1-1 il ritorno. La succitata stagione verrà soprattutto ricordata per la morte dell'amministratore delegato Ciro Vigorito, avvenuta il 26 ottobre 2010. L'intitolazione dello stadio al compianto dirigente avverrà con delibera della giunta comunale il 2 novembre, a distanza di soli sette giorni dalla scomparsa.[6]
La stagione 2011-2012, che vede il Benevento per la prima volta nella sua storia partire con una penalizzazione (sei punti poi ridotti a due[20]), comincia con il ritorno sulla panchina di Simonelli, avvicendato dalla 15ª giornata da Carmelo Imbriani e Jorge Martínez come allenatore in seconda. Il Benevento termina la stagione al sesto posto, perdendo quindi la possibilità di partecipare ai play-off.
Durante il ritiro precampionato in vista della stagione 2012-13, l'allenatore Carmelo Imbriani rinuncia all'incarico per gravi motivi di salute[21], lasciando il posto al suo vice. Alla luce degli scadenti risultati conseguiti (tre vittorie e quattro sconfitte), Jorge Martínez rassegna le dimissioni[22]. Al posto dell'allenatore uruguayano, la società chiama alla guida tecnica Guido Ugolotti[23] il quale, dopo aver portato la squadra in zona play out, viene esonerato[24] per far posto all'ex allenatore dell'Empoli Guido Carboni[25]. Perdendo per 2-0 contro il Pisa nella penultima giornata di campionato, il Benevento perde anche in questa stagione la possibilità di partecipare ai play-off.
La stagione 2013-2014 inizia con Guido Carboni alla guida della squadra, che punta almeno alla qualificazione ai play-off per la promozione in Serie B. Dopo un inizio di stagione stentato, il tecnico viene esonerato il 20 gennaio 2014: fatale è la sconfitta in casa del Lecce per 0-2. Al suo posto viene chiamato Fabio Brini che porta il Benevento fino ai play-off, dopo aver chiuso il torneo di al 7º posto. L'11 maggio 2014 i sanniti eliminano il Catanzaro vincendo per 1-2 in trasferta. In semifinale, il 18 maggio 2014, perdono in casa del Lecce per 2-0.
La stagione 2014-2015 inizia con la conferma di Fabio Brini alla guida tecnica della squadra. A causa dei numerosi infortuni sopraggiunti durante lo svolgimento del campionato, vengono annessi alla rosa Stefano Layeni, Riccardo Allegretti e Gaetano D'Agostino, rispettivamente l'8 ottobre, il 13 novembre e il 1º dicembre del 2014. Gli stregoni concludono la stagione al secondo posto con 76 punti, guadagnandosi il diritto di partecipare agli ennesimi play-off. Ai quarti di finale perdono in casa 1-2 contro il Como.
Il doppio salto di categoria e l'immediato ritorno in Serie B (2015-2018) |
Nel campionato 2015-2016 il patron Oreste Vigorito non è più a capo della società, ora guidata dalla cordata Fabbrocini-Pallotta.[26] In campionato la formazione rimane imbattuta per 18 partite, la maggior parte delle quali relative al girone di ritorno: alla penultima giornata, battendo per 3-0 il Lecce, guadagna una storica promozione in Serie B.[27]
Nella stagione 2016-2017 Vigorito riprende il comando della società[28], alla quale è comminato un punto di penalizzazione per pendenze economiche.[28] Il campionato cadetto vede, a sorpresa, i sanniti classificarsi al quinto posto.[29] Il piazzamento è valido per l'accesso ai play-off, dove la compagine giallorossa elimina lo Spezia (turno preliminare) e il Perugia (semifinale): la finale contro il Carpi, in cerca dell'immediato ritorno in massima categoria, si risolve a favore dei campani con un 1-0 complessivo tra andata e ritorno.[30] Il Benevento risulta la quarta società della regione ad ottenere la promozione in Serie A (dopo Napoli, Salernitana e Avellino) nonché la prima, nell'intera storia del calcio italiano, a raggiungere la massima divisione del campionato italiano di calcio nell'annata dell'esordio in Serie B.[31] Artefice dell'impresa è l'allenatore Marco Baroni, che la dirigenza aveva ingaggiato nell'estate del 2016.[32]
La stagione di Serie A 2017-2018 si rivela molto difficile per i beneventani: dall'esordio, il 20 agosto, al 22 ottobre la squadra subisce infatti 9 sconfitte consecutive.[33] Baroni viene esonerato il 23 ottobre 2017[34] e sostituito da Roberto De Zerbi, che a novembre peggiora il record europeo appartenente al Manchester United della stagione 1930-1931: si contano ben 14 battute d'arresto in fila dall'inizio del torneo.[35] Nel mese di dicembre i campani conquistarono il primo punto in massima serie, pareggiando contro il Milan con gol del portiere Brignoli nel recupero[36]), e la prima vittoria in Serie A, sconfiggendo di misura il Chievo.[37] Il girone di ritorno vede la formazione ottenere altri successi[38], mentre i primi punti esterni fanno data soltanto al mese di aprile.[39] A sancire il ritorno in serie cadetta, con 4 giornate ancora da disputare, è il successo del Crotone con l'Udinese che rende - a quel punto del campionato - la quart'ultima posizione irraggiungibile per i campani, che il giorno prima avevano battuto il Milan a San Siro.[40]
Per il successivo campionato cadetto il presidente Vigorito affida la panchina al tecnico Cristian Bucchi, con la conferma di Pasquale Foggia come direttore sportivo.
Cronistoria |
Cronistoria del Benevento Calcio |
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Colori e simboli |
Colori |
I tradizionali colori sociali del Benevento sono il giallo e il rosso: la casacca principale presenta tradizionalmente tali tinte disposte a strisce verticali di eguale larghezza, accompagnandosi a pantaloncini neri o rossi e a calzettoni egualmente bicolori.
Nel corso della storia non sono tuttavia mancate soluzioni differenti e peculiari:
Il 6 settembre 1929 alla nascita del calcio beneventano con appunto il Littorio Benevento, i colori sociali furono l'azzurro.
Il 23 febbraio 1947, in occasione di una partita contro l'Avellino, le due squadre scesero in campo indossando ognuna una divisa del colore del liquore tipico delle rispettive città: gli irpini optarono per il verde dell'Anthemis mentre i beneventani indossarono il classico giallo dello Strega.[46]
Nel 1953, a seguito del fallimento dell'A.C. Benevento, il ruolo di prima squadra calcistica cittadina passò all'A.C. Sanvito, i cui colori sociali erano il rosso e il nero[9]: le tinte tradizionali tornarono in uso nel 1962.
Un'ulteriore variazione ai classici colori sociali si ebbe nella stagione 1990-1991 e nella prima parte della stagione 1991-1992, allorquando l'allora Football Club Sporting adottò maglie color rosso e argento, in omaggio allo stemma araldico del Comune di Benevento. Tale scelta tuttavia non fu gradita ai tifosi, che spinsero per la riadozione del giallo-rosso: l'istanza fu infine accolta nel mese di marzo del 1992, dopo che la famiglia Cotroneo ebbe acquisito la proprietà del club.
Nella stagione 2010-2011, in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia, i giallorossi indossarono in occasione di alcune partite una divisa celebrativa recante una bandiera italiana apposta all'altezza del petto, al di sopra del marchio dello sponsor principale.[47][48]
Simboli ufficiali |
Il simbolo iconicamente legato al club in via prioritaria è la strega: Benevento è infatti nota quale "città delle streghe" per via dei riti religiosi pagani che svolgevano i Longobardi lungo il fiume Sabato durante la loro dominazione, visti dalle popolazioni locali cristiane come veri e propri atti di stregoneria[49][50]. I calciatori del Benevento sono dunque conosciuti con i nomignoli di stregoni e (più raramente) streghe[51].
Un altro simbolo storicamente legato ai giallorossi è il cinghiale, emblema mitologico della fondazione della città di Benevento: essa è infatti attribuita dalla tradizione a Diomede, acheo ricordato nell'Odissea di Omero per la sua prodezza[52], il quale, fondato l'insediamento, avrebbe donato agli abitanti le zanne di un cinghiale caledonio che suo zio Meleagro aveva ucciso come trofeo di caccia. L'icona del cinghiale stolato (ovvero agghindato con una stola serrata da un ramoscello d'alloro posata sul dorso - segno del suo essere vittima sacrificale) è rimasta successivamente in uso nel corso dei secoli, entrando infine a far parte dello stemma araldico beneventano.
Stemma |
Le suddette effigi sono dunque le più ricorrenti negli stemmi ufficiali che la società si è data nel corso degli anni[1].
Negli anni dell'Associazione Calcio Sanvito Benevento fu utilizzato uno scudo francese moderno partito rosso-nero, recante in capo la denominazione societaria e l'anno di fondazione, mentre nella parte bassa appariva uno scudetto inquartato bianco-rosso e recante il motto SPQB (acronimo di Senatus PopulusQue Beneventanus, espressione dell'autonomia di Benevento in epoca romana), sovrastato da un cinghiale.
Sotto la denominazione Polisportiva Benevento venne adottato uno scudo francese moderno palato giallo-rosso e bordato d'oro, recante centralmente il solo disegno del cinghiale stolato.
Negli anni 1980 la Società Sportiva Calcio Benevento adottò un identificativo estremamente semplice: un cerchio giallo privo di alcuna finitura, racchiuso da una corona circolare rossa contenente la denominazione societaria.
Nel primo stemma dello Sporting Benevento fece la sua comparsa la figura dello stregone (la quale era stereotipata: un ometto barbuto vestito con tunica e cappello a punta, con una scopa tra le mani): esso campeggiava al centro di un ancile palato giallo-rosso, recante in capo una fascia bianca contenente il nome societario. Una successiva versione di tale stemma sostituì allo stregone l'effigie astratta di una fattucchiera in volo a cavallo di un manico di scopa. Le figure magiche in questione sono talora state adottate come disegno a sé stante, senza ulteriori elementi d'accompagnamento, in sostituzione dello scudo.
Nel 2005, allorché la società venne rifondata come Benevento Calcio, lo stemma assunse la foggia di uno scudo francese antico palato giallo-rosso, chiuso superiormente da un cartiglio ricurvo di colore rosso (atto ad ospitare la denominazione societaria). Al centro appare il disegno in silhouette di una strega in volo a cavallo di un manico di scopa.
Logo dello Sporting Benevento utilizzato dal 1990 al 2005
Logo del Benevento Calcio in uso dal 2005
Strutture |
Stadio |
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Dalla fondazione del 1929 e fino al 1979 i sanniti hanno disputato le gare interne allo Stadio Gennaro Meomartini, costruito negli anni 1920 nel rione Libertà[53].
Nel 1979 esso venne sostituito dal nuovo e più capiente stadio Santa Colomba, progettato già nel 1972: dopo un primo appalto affidato a un'impresa siciliana, subentrò quella del cavaliere Costantino Rozzi (presidente dell'Ascoli), che avviò i lavori nell'aprile del 1978 e riuscì a concluderli in circa un anno. Ne risultò una struttura a pianta rettangolare, con spalti direttamente affacciati sul terreno di gioco e conformati a doppio anello sovrapposto, con una capienza di circa 25 000 spettatori. L'inaugurazione, cui presenziarono circa 22 000 persone, venne sancita dalla disputa di un'amichevole tra i giallorossi e l'Ascoli, il 9 settembre 1979[54].
La capienza originaria di 25 000 posti venne decurtata a 20 000 all'inizio degli anni 1990, allorché per motivi di ordine pubblico e sicurezza la commissione provinciale sui pubblici spettacoli impose un "taglio" dei posti. Sempre in tale periodo si provvide a realizzare alcune vie di fuga d'emergenza dagli spalti verso il terreno di gioco. Ulteriori lavori effettuati nell'estate del 2017, onde adeguare l'impianto al campionato di serie A, hanno portato la capienza a 16 867 unità, di poco superiore al minimo regolamentare previsto dalla prima divisione italiana.
Nel 2011 lo stadio è stato intitolato alla memoria di Ciro Vigorito, amministratore delegato del Benevento e presidente del settore giovanile scomparso nel 2010.
Il maggiore afflusso di pubblico all'impianto di via Santa Colomba (con la registrazione del tutto esaurito, all'epoca pari a 25 000 spettatori) avvenne in occasione della partita Benevento-Avigliano, valida per il girone H del Campionato Interregionale 1993-1994, che sancì la promozione in Serie C2 dei sanniti[55]. Il maggior afflusso certificato è invece costituito dai 16 867 spettatori che affollarono lo stadio in occasione della gara di campionato di Serie A 2017-2018 contro la Juventus del 7 aprile 2018, vinta dai bianconeri per 4-2.
Centro di allenamento |
Le selezioni societarie del Benevento sostengono le sedute di allenamento presso il Centro Sportivo Municipale di contrada Ariella a Paduli (BN)[56][57] e nel campo "antistadio" contiguo allo stadio Ciro Vigorito[58] che dal 19 settembre 2013 è intitolato al fu calciatore ed allenatore giallorosso Carmelo Imbriani[59], presso il campo "Avellola" situato ad 1 km dal Ciro Vigorito.
Società |
Il Benevento Calcio è una società a responsabilità limitata che ha come presidente l'avvocato Oreste Vigorito già proprietario e presidente in carica dal 17 marzo 2006 fino al 30 giugno 2015 e poi ritornato dal 30 giugno 2016.
Organigramma societario |
Di seguito l'organigramma tratto dal sito Internet ufficiale della società.[60]
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Sponsor |
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Settore giovanile |
Nella stagione 2008-2009, sotto la presidenza nelle attività giovanili di Ciro Vigorito, la formazione Berretti del Benevento, capitanata da Stefano Furno, si è laureata Campione d'Italia. Nella finale contro il Monza si è imposto in casa per 3-2[63] e, al ritorno in Brianza, ha pareggiato 1-1. Si è trattato, questo, di uno storico traguardo: per la prima volta una squadra di calcio beneventana ha conquistato un tricolore[64]. Nel 2010 va segnalato un altro importante traguardo, la formazione Giovanissimi, guidata da mister Carmelo Imbriani vince la Coppa Giovanissimi Professionisti battendo in finale gli emiliani del Crociati Noceto per 4-2 sul campo di Abbadia San Salvatore[65].
Il Benevento è molto sensibile alla tutela della salute dei suoi calciatori, tanto da effettuare appositi controlli dei valori ematici, detti Passaporto Ematico, in maniera sistematica e continuativa [66].
Allenatori e presidenti |
.mw-parser-output .chiarimento{background:#ffeaea;color:#444444}.mw-parser-output .chiarimento-apice{color:red}Di seguito gli allenatori e i presidenti dall'anno di fondazione a oggi.[senza fonte]
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Calciatori |
Capitani |
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Contributo alle Nazionali |
Calciatori convocati da rappresentative nazionali durante la loro militanza nel Benevento:
Alessio Cragno: nel 2016 ha disputato tre partite con la Nazionale italiana Under-21[73].
George Puşcaş: tra il 2016 ed il 2017 ha disputato tre partite con la Nazionale rumena Under-21[74].
Ledian Memushaj: nel 2017 ha disputato quattro partite con la Nazionale albanese.
Massamasso Tchangai: nel 2006 ha disputato la fase finale della Coppa del Mondo 2006 con la Nazionale togolese[75].
Palmarès |
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- Annotazioni
^ Non promosso. Ospite del campionato a completamento degli organici. Verdetti: Benevento (1º posto) e Gladiator (2º posto) restano nella categoria per meriti sportivi. Il Gladiator decide di retrocedere per inadempienze finanziarie. Scafatese (3º posto) in Serie B. Fonte: Quando il Benevento conquistò sul campo la Serie B - Calcio in Campania - ForzAzzurri.net, su ForzAzzurri.net, 22 dicembre 2015. URL consultato il 9 maggio 2016.
^ Non promosso. Perde lo spareggio-promozione contro la Juventus Stabia (vincente girone L) per 2-1 nel doppio confronto.
Statistiche e record |
Partecipazione ai campionati |
Livello | Categoria | Partecipazioni | Debutto | Ultima stagione | Totale |
---|---|---|---|---|---|
1° | Serie A | 1 | 2017-2018 | 1 | |
2° | Serie B | 2 | 2016-2017 | 2018-2019 | 2 |
3º | Prima Divisione | 1 | 1934-1935 | 38 | |
Serie C | 14 | 1935-1936 | 1977-1978 | ||
Serie C1 | 15 | 1978-1979 | 2004-2005 | ||
Lega Pro Prima Divisione | 6 | 2008-2009 | 2013-2014 | ||
Lega Pro | 2 | 2014-2015 | 2015-2016 | ||
4º | IV Serie | 2 | 1952-1953 | 1956-1957 | 24 |
Serie C2 | 10 | 1987-1988 | 2007-2008 | ||
Campionato Interregionale | 1 | 1958-1959 | |||
Serie D | 11 | 1959-1960 | 1973-1974 | ||
5º | Campionato Interregionale - 2ª Cat. | 1 | 1957-1958 | 5 | |
Campionato Interregionale | 3 | 1989-1990 | 1991-1992 | ||
Campionato Nazionale Dilettanti | 2 | 1992-1993 | 1993-1994 |
Partecipazione alle Coppe Nazionali |
Torneo | Partecipazioni | Debutto | Ultima stagione | Totale |
---|---|---|---|---|
Coppa Italia | 14 | 1982-1983 | 2018-2019 | 14 |
Supercoppa di Lega Pro | 1 | 2016 | 1 | |
Coppa Italia Semiprofessionisti | 9 | 1972-1973 | 1980-1981 | 38 |
Coppa Italia Serie C | 21 | 1981-1982 | 2007-2008 | |
Coppa Italia di Lega Pro | 8 | 2008-2009 | 2015-2016 | |
Supercoppa di Lega di Serie C2 | 1 | 2008 | 1 |
Statistiche di squadra |
La squadra è la prima ad aver raggiunto due promozioni consecutive (Serie B nel 2016 e Serie A nel 2017) in campionati a cui mai aveva preso parte: ad oggi nessun club italiano detiene tale primato.
Statistiche individuali |
Di seguito i primatisti di presenze e reti in campionato.
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Nota: In Grassetto i giocatori ancora in attività con il club. Aggiornato al 06/07/2018
Tifoseria |
Storia |
Il Benevento risulta per quanto riguarda il numero di presenze allo stadio, tra i primi cinque club calcistici della regione Campania e tra i primi cinquanta in Italia[95].
Il tifo organizzato si riunisce essenzialmente nella curva sud dello Stadio Ciro Vigorito. Esso nasce verso la metà degli anni settanta riunito allo stadio Meomartini grazie al gruppo "Brigate Giallorosse"[96]. Il primo gruppo rilevante si fonda nel 1983 con il nome di "Commando Ultrà Curva Sud"[97]. Dai primi anni novanta in poi si assiste alla fondazione di altri gruppi. Attualmente la tifoseria del Benevento è unita nel secondo anello della curva sud con il nome di "Curva Sud 1929 Benevento"[98] che raggruppa diverse piccole realtà ultras ormai sciolte, come gli "Stregati", i "Mods Benevento 1990" e gli "Sconvolts 1996", mentre al primo anello sono presenti solo le "Teste Matte 1996", gli ultras "Primo Anello Benevento" e gli ultras "Zona d'Ombra". [99] Si segnala nel settore distinti la presenza di un gruppo storico denominato "Club Shanghai" e nel settore curva nord un gruppo nato nel 2015 cioè gli "Ultras Cani Sciolti", ora trasformato in "Curva Nord Benevento". Una particolare menzione deve essere fatta per il "Club Stregoni del Nord", primo ed unico club ufficiale riconosciuto al di fuori dalla Campania, nato nel marzo del 2009 a Legnano (MI) con una spettacolare inaugurazione presieduta dall'attuale presidente Oreste Vigorito. Il club oggi raggruppa numerosi sostenitori dell'aria padana concentrati principalmente fra il Piemonte, la Lombardia e l'Emilia Romagna.
Gemellaggi e rivalità |
Gli ultras giallorossi legano amicizie con gli ultras del Catania[100] ed intrattengono buoni rapporti con la curva della Pro Vercelli e dell'Acireale[101].
In Campania rapporti di rispetto reciproco si hanno con la tifoseria della Salernitana (la tifoseria granata e quella giallorossa sono spesso anche accomunate da iniziative benefiche e dall'impegno per il sociale).[102][103][104]
Il gemellaggio più importante della storia del tifo giallorosso si è avuto nei confronti dei tifosi del Savoia, durato ben 25 anni. Nato nel 1991 e sciolto ad agosto del 2016[105].
Le rivalità più accese sono concentrate contro tifoserie di club della Campania dovute a campanilismo e molto spesso ad obiettivi stagionali in comune. Ricordiamo il forte antagonismo contro i tifosi dell'Avellino[106], della Nocerina[106] e della Casertana[106]; a seguire pessimi rapporti con la tifoseria della Cavese[106], della Juve Stabia[106] e della Turris[106]. Fuori dalla regione si sono verificati spesso screzi nei confronti dei tifosi del Crotone[107], del Frosinone[108], del Messina e del
Foggia.[106][109]
Organico |
Rosa |
Rosa tratta dal sito internet ufficiale della società. Aggiornata al 03 settembre 2018.[110]
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Staff tecnico |
Di seguito lo staff tecnico tratto dal sito internet ufficiale della società.[111]
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Note |
^ ab Benevento - scudettitalia.altervista.org
^ Lo Stadio 'Ciro Vigorito', su beneventocalciospa.it. URL consultato il 9 maggio 2016.
^ Fiorenzo Radogna e Maria Strada, Benevento e Spal, doppio salto per la Serie A: col Venezia quelle risalite imperiose nel calcio, su corriere.it, 9 giugno 2017.
^ ottopagine.it, http://www.ottopagine.it/bn/sport/beneventocalcio/91245/tanti-auguri-benevento.shtml= Titolo mancante per urlurl
(aiuto).
^ abc La storia. Parte 1, http://www.beneventocalcio.it/, 15 luglio 2007. URL consultato il 30 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
^ abcdefghijklmn La storia del Calcio a Benevento, http://beneventocalciospa.it/. URL consultato il 9 febbraio 2016.
^ (IT) Roberto Corrado, Calabrese (Ottopagine.it): "Vi svelo come ho scoperto la data di nascita del Benevento" | Cronache del Sannio, su www.cronachedelsannio.it. URL consultato il 10 settembre 2018.
^ abcdef La storia. Parte 2, http://www.beneventocalcio.it/, 15 luglio 2007. URL consultato il 30 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
^ ab C'era una volta la Sanvito, http://www.emozioninrete.com/, 26 luglio 2015. URL consultato il 17 aprile 2016.
^ abcdef La storia. Parte 3, http://www.beneventocalcio.it/, 15 luglio 2007. URL consultato il 30 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2015).
^ La storia. Parte 4, http://www.beneventocalcio.it/, 15 luglio 2007. URL consultato il 30 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2015).
^ La storia. Parte 5, http://www.beneventocalcio.it/, 15 luglio 2007. URL consultato il 30 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
^ ab La C1 si allontana., http://www.realtasannita.it/, 15 luglio 2007. URL consultato il 17 aprile 2016.
^ abcdefghijklm La storia. Parte 6, http://www.beneventocalcio.it/, 15 luglio 2007. URL consultato il 30 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
^ «Sospetti sulla partita Crotone-Benevento». Striscia la notizia del 17-05-2006, su striscialanotizia.mediaset.it. URL consultato l'11 settembre 2011.
^ BENEVENTO CALCIO | L'AVVERSARIO..., su provanuova.myblog.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
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^ CALCIO, SERIE C2: RISOLTA LA CRISI DEL BENEVENTO - Sport - Repubblica.it, su sport.repubblica.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
^ Calcio: play off, Crotone batte Benevento 1-0 al Santa Colomba. Calabresi in serie B, su il Quaderno. URL consultato il 23 maggio 2016.
^ «Scommesse, ridotta penalità al Benevento, su ansa.it.
^ Imbriani: «Farò gol anche al destino», su tuttolegapro.com.
^ Martinez si è dimesso, su beneventofree.it.
^ Benevento, arriva Ugolotti
[collegamento interrotto], su tuttolegapro.com.
^ L'avventura di Ugolotti è durata 93 giorni, su beneventofree.it.
^ Benevento, è Carboni il nuovo allenatore, su tuttolegapro.com (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2013).
^ Fabbrocini-Pallotta: ecco chi sono i proprietari del Benevento Calcio, su benevento.iamcalcio.it, 27 giugno 2015.
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^ ab Vigorito si riprende il Benevento, ma non può evitare la penalizzazione, su sportavellino.it, 18 giugno 2016.
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^ Copia archiviata, su benevento.ottopagine.net. URL consultato il 27 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 27 ottobre 2014).
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Bibliografia |
- Sandro Solinas, Stadi d'Italia, Pisa, Goal Book, 2012.
- Nicola Russo, Il Benevento e la sua Storia (Vol.1 Vol.2 Vol.3 Vol.4 Vol.5), Benevento, Edizioni Sannio Sport.
Voci correlate |
- Benevento
- Derby calcistici in Campania
- Sport in Campania
- Stadio Ciro Vigorito
- Ciro Vigorito
- Oreste Vigorito
Altri progetti |
Altri progetti
- Wikimedia Commons
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Collegamenti esterni |
Sito ufficiale, su beneventocalcio.club.
Benevento Calcio, su LegaSerieA.it, Lega Nazionale Professionisti Serie A.
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